Su questo sentiero che va lontano
Il cielo che vedo davanti a me
Sembra sempre più vicino.
Le nuvole bianche si alzano
Dietro le montagne, estendendosi su di esse
e formando un enorme mantello sulle loro cime.
... E le montagne si innamorarono delle nuvole.
Mentre avanzo sul sentiero della speranza
Sento la voce degli alberi in profusione,
in un sussurro curioso e interrogativo.
Sembrano intrecciare dialoghi tra loro
E, come chi mi vede per la prima volta,
manifestano stupore, sorpresa e confusione.
Ho un inquietante desiderio di avanzare in questa stagione
e di portare davanti ai miei occhi la metamorfosi delle viti,
per raggiungere di nuovo la primavera.
Ma vedo soltanto viti scheletriche in fila nel campo,
tutte silenziose nel tempo sotto il caldo sole di un inizio d'inverno,
e cresce ancora di più la mia incomprensione.
Cosa sanno della vita gli immensi filari di vigneti?
Qualcuno ha sentito il grido delle viti
nella dura trasformazione per riportare in scena
la bellezza dell'uva e il profumo anticipato del vino?
Sopravvivono a questo appassimento in segreto?
Forse piangono piano, quasi in silenzio, le loro ferite.
Avanzando sul sentiero, con la curiosità negli occhi,
vedo che l'autunno è ancora presente
negli alberi che, per non perdere le foglie,
cercano di tenerle vicine a sé.
Ed io, pur sapendo che sono tutti in metamorfosi
e che la metamorfosi provoca dolore,
trovo l'autunno molto bello e attraente.
Il sole si sdraia sulle chiome degli alberi autunnali,
che, ancora coperti di foglie ingiallite,
formano con il sole un'unione serena e pacifica.
Un gioco di luci sembra preparare il palcoscenico;
un canto bello e pacifico esplode
nelle orecchie degli alberi e degli animali.
Lungo la mia stancante strada,
anche l'inverno sta dando i suoi segni sugli alberelli,
e nelle tante pozzanghere d'acqua
decine di foglie colorate veleggiano
come se fossero piccole barchette,
formando bellissimi acquerelli.
Rozilda Euzebio Costa, Poesia della riflessione

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